Alighiero Boetti, nato a Torino nel 1940, è morto a Roma nel 1994.
Autodidatta di formazione, verso la fine degli anni '60 entra a far parte del gruppo "Arte Povera", proponendo una radicale rifondazione linguistica dell'arte, pur senza porsi in aperta polemica o in contrapposizione con le ricerche ottico-cinetiche o programmate o con l'iconismo pop, correnti artistiche che dilagavano dopo l'esperienza informale.
Le sperimentazioni dell'Arte Povera nascono all'interno della problematica oggettuale e sono volte alla demitizzazione del concetto tradizionale di arte: al fine di perseguire un tale obiettivo gli esponenti di questa corrente, a cui appartiene Boetti, il quale appare fin dall'inizio una personalità di primo piano, tendono a "uscire dall'oggetto", concentrandosi su di un lavoro che deliberatamente non ammette alcuna "forma" a priori.
La ricerca condotta da Boetti è dichiaratamente concettuale, ed è volta allo studio e alla ricerca di una sensorialità primaria, soggettiva e individuale; l'artista tende quindi a concretizzare nella sua opera non più una struttura formale, ma una proiezione mentale che si traduce sul piano fisico